Recensioni Corpo eretico

Il Messaggero del 7/06/2008

Il corpo eretico, un libro sul fondatore del butoh
di Donatella Bertozzi

Dedicato al butoh e al più misterioso dei suoi padri fondatori, Tatsumi Hijikata, esce in questi giorni presso l’editore CasadeiLibri un testo prezioso, Il corpo eretico, curato da Maria Pia D’Orazi, la nostra maggiore studiosa del fenomeno butoh (già autrice di un volume su Kazuo Ono). Hijikata, scomparso a soli cinquantotto anni nel 1986, fu un danzatore costantemente in rivolta, osceno e provocatore, ispirato da Genet e Artaud, ma anche marito e padre di due figlie che lo ricordano come un genitore presente e affettuoso.
Il testo della D’Orazi, pensato in un primo momento come sintetico libretto di accompagnamento ad un ampio documentario sul butoh da lei girato in Giappone circa dieci anni fa (allegato al volume in formato DVD) è una densa indagine sulla vita, il pensiero e l’opera di Hijikata (la prima di questo spessore in italiano) oltre che una raccolta preziosa di testimonianze – per la prima volta disponibili nella nostra lingua – rese da personalità vicine allo stesso Hijikata e da numerosi artisti del butoh.
Una delle testimonianze più ampie è quella di Akira Kasai, che vi condensa anche gran parte della sua personale e originale filosofia. Una selezionata bibliografia contribuisce a fare del testo un’ottima risorsa per studenti, studiosi e appassionati.

 

Il Riformista del 9/08/2008

Il corpo eretico in Giappone
di Anna Mazzone

Non possiamo non pensare a Nietzche e ad Heidegger, al loro senso di “abitare poeticamente il mondo” mentre scorrono le immagini del dvd di Maria Pia D’Orazi allegato a “Il Corpo eretico”, omaggio alle opere e all’anarchia rivoluzionaria (o forse sarebbe meglio dire ri-evoluzionaria) del grande maestro della danza But, Tatsumi Hijikata, fonte di ispirazione di tutta l’avanguardia del teatro giapponese. “Il Corpo eretico” coniuga insieme parole e immagini documentaristiche che ricostruiscono il progetto artistico di Hijikata e lo attualizzano, in un’epoca che ha fatto del corpo la sua ossessione, nel bene e nel male. Proprio su questi termini, all’alternanza della luce e dell’ombra, sulle viscere oscure della terra sulle quali poggiano saldamente i piedi e sulla punta dlla testa, attraverso la quale siamo collegati direttamente al cielo, gioca l’intera ricerca dell’Ankoku But, la danza delle tenebre della quale Hijikata è stato indiscusso imperatore. La eco delle danze sufi alla quali ci ha assuefatto Gurdjieff si incarnano con lui nella più pura tradizione giapponese e la superano, per narrare in maniera sofferta la condizione del corpo nella società dei consumi e della cultura globale.

Il senso originale della danza But è movimento, inteso come vita, è qualcosa che emerge dal profondo. Una vera e propria ricerca spirituale che si materializza nella carne in movimento e che non ha bisogno di parole, ma vive di gesti, di spostamenti aerobici, di volti che si aprono e si chiudono a seconda di quello che vedono vivono. Per Hijikata, la danza But? “È un cadavere che si alza in piedi con un disperato desiderio di vita”, è la morte che viene sconfitta dalla resurrezione di Cristo che si fa uomo e incarna lo spirito più puro dell’intero universo, mettendo al centro la fisicità, quel corpo martoriato e avvolto dal senso del peccato, opprimente come un sudario, che la nostra società vive essenzialmente come uno strumento inferiore, ma non come Verità. Ecco perché “eretico”, perché è pura eresia quella espressa dalla danza anarchica di Hijikata e dalle movenze che tratteggiano sul palcoscenico un corpo totale, un’anima radicata nella carne, appunto, come un vero e proprio Cristo risorto.
L’esperienza è un fenomeno corporeo e Maria Pia D’Orazi la racconta come una giornalista attenta e come una danzatrice di tutta una vita. Con rigore e poesia, attraverso le pieghe sottili che ci traghettano dalla morte alla vita e viceversa, seguendo il principio dell’alchimia – come in alto così in basso e viceversa sia – ci si muove nel saggio “danzante” arricchito dalle splendide fotografie di Emilio D’Itri e Massimo Finzi, che fissano il movimento nello spazio, liberandolo e dilatandolo nel tempo e, dunque rendendolo profondamente e autenticamente eterno. Le immagini dei corpi nudi danzanti colpiscono gli occhi come icone sacre, davanti alle quali si prova un impulso irrefrenabile a inginocchiarsi, a pregare persino. È questa l’incredibile magia del But? che la D’Orazi riesce sapientemente ad afferrare e a trasmettere anche ai profani agli atei di questa incredibile rappresentazione ed esperienza artistica.

Il Foglio del 31 Maggio 2008

Foglio

 

 

 

Da Blue, marzo 2009

di Antonio Veneziani

Il corpo eretico è un libro sconvolgente. Un documento arturiano di enorme potenza. Crudele fino allo spasimo e dolce più del miele. Parole e foto si inseguono e si scontrano per confondersi poi in un progetto etico e antiepico, un progetto di insurrezione fisica, quello di Tatsumi Hijikata (1928-1986) fondatore e santone della danza buto.
La danza delle tenebre viene così raccontata e stigmatizzata dal suo mentore: «Tutto il potere della morale civilizzata, mano nella mano col sistema d’economia capitalista e le sue istituzioni politiche, si oppone ferocemente all’uso del corpo semplicemente come fine, mezzo e strumento di piacere.
In una società orientata sulla produzione, l’uso del corpo senza scopo, che io chiamo danza buto, è un nemico mortale che deve essere tabù».
Il corpo eretico è un inno alla spiritualità della carne e alla sua santificazione. Un’operazione oscena e violenta, e al tempo stesso pura e mite come lo fu la vita di Hijikata. Il corpo eretico non lascia indifferenti, lo si ama o lo si detesta. Resta comunque un documento con cui fare i conti.

Maria Pia D’Orazi

Maria Pia D’Orazi, giornalista. Una passione per l’avanguardia giapponese, ha collaborato con l’Università di Roma “La Sapienza” e con la Japan Foundation (in Italia e Giappone). Fra i suoi libri: Butō. La nuova danza giapponese (E&A Editori Associati, 1997); Kazuo Ōno (L’Epos, 2001); Scusi ma lei è qualcuno? Ferruccio Di Cori, uno psichiatra a teatro (Bulzoni, 2006). Ha lavorato per il Foglio. Attualmente è nella redazione di Otto e Mezzo (La7).

Il corpo eretico

Corpo ereticoMaria Pia D’Orazi

«Tutto il potere della morale civilizzata, mano nella mano col sistema d’economia capitalista e le sue istituzioni politiche, si oppone ferocemente all’uso del corpo semplicemente come fine, mezzo e strumento di piacere. In una società orientata sulla produzione, l’uso del corpo senza scopo, che io chiamo danza butō, è un nemico mortale che deve essere tabù»
Tatsumi Hijikata (1928-1986)

CON un documentario DVD sull’opera Tatsumi Hijikta

Tatsumi Hijikata, aspirante danzatore, alla fine degli anni Cinquanta lascia la sua casa di campagna nel profondo Nord e arriva a Tokyo. In una città che rinasce dalle ceneri dell’ultima guerra, elabora uno stile nuovo che chiama ankoku butō – danza delle tenebre – e diventa il punto di riferimento di intellettuali, artisti d’avanguardia e giovani in rivolta contro l’autorità. È osceno e violento, nostalgico e inquietante. È un eretico che lancia un allarme duraturo sulla condizione del corpo nella società dei consumi e della cultura globale. Vissuto all’incrocio fra due mondi, Hijikata utilizza i riferimenti culturali dell’Occidente per criticare il Giappone moderno, mentre formula una filosofia del corpo che attinge ai principi della tradizione giapponese e che si afferma a sua volta come un’aperta critica alla civiltà occidentale.

Recensioni

Formato: 17 x 24 cm., Pagine: 160 con foto in b/n e a colori, ISBN: 88-89466-31-5 Prezzo: € 26,00

Beatrice Testini

Beatrice Testini, è nata a Firenze dove si è laureata in Architettura. Lì ha iniziato la sua formazione nello studio Forte Europa 2000 dell’architetto Lorenzo Papi. Da più di dieci anni pratica alcune discipline tradizionali orientali, tra le quali l’aikido e lo shodo. Attualmente vive a Padova e si dedica allo studio e alla composizione dei giardini.

Con Francesco Fonte Basso ha scritto
Il Giardino del Sogno in Il Regno di Giano
Le quattro libertà di un giardino (Maestri di giardino editore)

 

 

Sachimine Masui

Sachimine Masui, nato a Kurayoshi, Giappone. Paesaggista, socio dell’AIAPP, Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio.Ha studiato landscape architecture al Graduate Schoolof Design, University of Pennsylvania, Philadelphia, Usa; storia ed antropologia dell’Asia in rapporto al paesggio presso la Sophia Università degli Studi Roma-Tre. In Italia ha tenuto conferenze e corsi sul giardino/paesaggio giapponese in università e istituti professionali. Attualmente vive in Giappone.

San Sen Sou Moku

mokuIl giardino giapponese nella tradizione e nel mondo contemporaneo

Sachimine MasuiBeatrice Testini

Questo libro esplora in profondità le caratteristiche essenziali dell’arte del giardino giapponese e le sue potenzialità nel mondo contemporaneo. Dalla descrizione del clima e del territorio, racconta l’origine, la storia, i principi, nonché il rapporto con le altre forme d’arte orientale Con un saggio di Giangiorgio Pasqualotto, e traduzioni inedite di testi di Muso Soseki, Kobori Enshu, Ogawa Jihei, Shigemori Mirei, Horiguchi Sutemi, Saito Katsuo e altri ancora.

con scritti di Giangiorgio Pasqualotto sul Suiseki e di Lorenzo Casadei sul gioco del go come metafora dell’arte del giardino e del paesaggio

Recensioni

Formato: 17 x 24 cm., Pagine: 216 con immagini a colori e in bianco e nero, ISBN: 88-89466-19-7 Prezzo: € 30,00

Seyyed Hossein Nasr

Seyyed Hossein Nasr nato a Teheran nel 1933. Studiò al Mit di Boston matematica e fisica e ad Harvard, storia della scienza e in filosofia. Conobbe grandi studiosi come de Santillana e B. Russell. Dopo la specializzazione in scienze islamiche, ritornò in Iran dove fu ordinario distoria della scienza e della filosofia, preside della Facoltà di lettere, rettore dell¹Università Aryamehr, presidente dell’Accademia iraniana di filosofia. Rendendosi conto che la sua preparazione interiore era ancora incompleta seguì per anni i più qualificati maestri iraniani. L’avvento di Khomeyni ebbe gravi ripercussioni sulla sua vita tanto che durante la rivoluzione la sua biblioteca fu distrutta. Preferì quindi stabilirsi negli Usa dove oggi dirige l’Istituto di Studi Islamici della George Washington University. Nasr ha scritto in persiano, arabo, inglese e francese più di quaranta libri e oltre quattrocento saggi sull’Islam, sull’arte e sulla scienza moderna, ecc.

Tra i più importanti ricordiamo (con indicazione della prima edizione): An Introduction to Islamic Cosmological Doctrines, Cambridge 1964; Three Muslim Sages, Cambridge 1964; Ideals and Realities of Islam, Allen and Unwin, London 1966 [trad. it. Ideali e realtà dell’Islam, Rusconi, 1989]; Science and Civilization in Islam, Harward University Press, Cambridge 1968 [trad. it. Scienza e civiltà nell’Islam, Feltrinelli, 1977]; The Encounter of Man and Nature, London 1968 [trad. it. Uomo e Natura, Rusconi, 1974]; Sufi Essays, Allen and Unwin, London 1972 [trad. it. Il Sufismo, Rusconi, 1994]; Knowledge and the Sacred, Crossroad, New York 1981; Islamic Art and Spirituality, Golgonooza Press, London 1987; Muhammad: Man of Allah, Muhammadi Trust, London 1982; The Need for a Sacred Science, State University of New York Press, Albany 1993; In Quest of the Sacred Science, State University of New York Press, Albany 1993; Religion and the Order of Nature, Oxford University Press, New York and Oxford 1996; The Islamic Intellectual Tradition in Persia, Curzon Press, London 1996

L’Islam tradizionale nel mondo moderno

IslamSeyyed Hossein Nasr

La traduzione di quest¹opera fondamentale scritta da uno dei più autorevoli studiosi islamici contemporanei, appare oggi più che mai importante.

L’Autore in questo libro che spazia dalla politica, all¹urbanistica, alla gnosi, dà qui una chiave di lettura del fondamentalismo dal punto di vista dell’Islam tradizionale che merita d¹esser meditata da chiunque si interessi alla questione islamica.

INDICE DELL’OPERA – Prefazione dell’autore all’edizione italiana – Prefazione alla prima edizione – Prologo. Cos’è l’Islam tradizionale Parte prima. I molteplici volti della tradizione islamica – I. Il significato spirituale dello jihad – II. L’etica islamica del lavoro – III. Maschile e femminile – IV. Lo sciismo tradizionale nella Persia safavide – Parte seconda. L’Islam tradizionale e il modernismo – V. Una panoramica sull’Islam contemporaneo – VI. L’Islam e il pensiero moderno – VII. Valore e sviluppo nel mondo islamico – Parte terza. Tradizione e modernismo: tensioni culturali – VIII. L’educazione, la filosofia e la scienza islamica – XI. L’istruzione secondo i filosofi islamici – X. Testi tradizionali usati nelle madrasah persiane – XI. La filosofia islamica contemporanea – XII. La filosofia e la pedagogia islamica – XIII. La trasformazione dell’ambiente urbano – XIV. I principi dell’architettura islamica e i problemi urbanistici contemporanei – Parte quarta. Interpreti occidentali della tradizione islamica – XV. Louis Massignon – XVI. Henry Corbin – XVII. Titus Burckhardt – Parte quinta. Postfazione – XVIII. Tendenze attuali e orientamenti del mondo islamico

Con una Nota editoriale su «Cultura tradizionale e anti-tradizione» di Lorenzo Casadei

Recensione

Formato: 13,5x21 cm, Pagine: 400, ISBN: 88-89466-07-3 Prezzo: € 25,00

Recensioni
L’Islam tradizionale nel mondo moderno

Il Padova del 25/03/2007

Dalla Prefazione alla prima edizione: «Il crescente interesse nei riguardi dell’Islam, manifestato negli ultimi anni da molti occidentali, invece che favorirne la conoscenza nei suoi molteplici aspetti, ha spesso creato una certa confusione che la passione suscitata dall’argomento e i vari interessi di parte hanno ulteriormente alimentato. Fino a qualche decennio fa i musulmani potevano lamentarsi unicamente delle deformazioni presenti negli studi di orientalisti e islamisti, o della scarsa attenzione da parte occidentale per tutto ciò che era Islam. Oggi, grazie al sincero tentativo di alcuni musulmani di riaffermare il carattere originario della propria tradizione e di preservarla, ma anche, sfortunatamente, in seguito alle sgradevoli strumentalizzazioni dell’Islam da parte di varie forze politiche, quest’indifferenza è sicuramente diminuita. Tuttavia, nuovi fraintendimenti sono andati ad aggiungersi a quelli “classici” degli orientalisti.
Una notevole quantità di articoli scritti in nome dell’approfondimento scientifico (o che si presentano come tali) sono ormai disponibili; esiste una lettura di sinistra, spesso esplicitamente marxista, che dalla sfera propriamente comunista si è diffusa in Occidente e anche in alcune aree del mondo islamico; c’è poi il sedicente risveglio islamico detto “fondamentalista” che è oggetto di molta attenzione mediatica in tutta Europa, giocando un ruolo non trascurabile, sia a parole che nei fatti, nella formazione dell’immagine dell’Islam in Occidente.
Come risultato di queste e altre interpretazioni contemporanee, il compito di comprendere l’Islam così com’è stato vissuto e conosciuto tradizionalmente attraverso i secoli diventa sempre più arduo. C’è chi ne dà un’interpretazione marcatamente occidentale, chi una modernista e chi si occupa dell’ ampio spettro di fenomeni che di solito vanno sotto il nome di fondamentalismo. Ma quanti parlano dell’Islam tradizionale che, nel corso di quattordici secoli di storia, è stato rappresentato da teologi e giuristi, filosofi e scienziati, artisti e poeti, sufi e semplici fedeli? L’Islam che, di fatto, ancora oggi, rappresenta la maggioranza dei musulmani, dall’Atlantico al Pacifico?
È per colmare questa lacuna, per chiarire cos’è l’Islam autentico, che questo libro, come del resto anche tutti gli altri nostri lavori, è stato scritto. Quasi ogni giorno sorge qualche nuova questione sulla quale è richiesto il punto di vista islamico. Generalmente, la risposta è data in senso moderni sta o “fondamentalista” da chi, solo perché islamico, pensa di avere le credenziali per farlo, oppure in chiave accademica da qualche islamista occidentale che, a dire il vero, a volte lo fa in modo più equilibrato, proprio perché non è personalmente coinvolto nei conflitti intellettuali che agitano il mondo musulmano. In ogni occasione in cui ci è stato possibile, noi abbiamo cercato di fornire il nostro modesto contributo ad una migliore conoscenza dell’Islam in Occidente presentando il punto di vista tradizionale.
In alcuni dei nostri libri precedenti, specialmente in Islam and the Plight of Modern Man e in Islamic Life and Thought ,abbiamo già presentato degli studi su numerosi aspetti dell’Islam tradizionale di fronte al mondo moderno. In questo libro continuiamo a farlo concentrandoci maggiormente sul contrasto tra l’Islam tradizionale, il suo revival e le manifestazioni “fondamentaliste” caratteristiche dell’epoca contemporanea; a tal fine abbiamo preso in considerazione alcune istanze particolarmente significative per il mondo musulmano stesso e per la sua comprensione da parte dell’Occidente, a cominciare dallo studio della natura dell’Islam tradizionale propriamente detto contenuto nel Prologo.
La prima parte del libro si occupa degli aspetti di base della tradizione islamica attualmente più dibattuti, a cominciare dal significato di jihad, un termine ormai entrato nel lessico occidentale ma ampiamente frainteso e spesso intenzionalmente interpretato negativamente. Poi si passa allo studio dell’etica del lavoro così com’è descritta nelle fonti tradizionali e vissuta all’interno delle società tradizionali; distinguendo tra i due piani, cerchiamo di sottolinearne la validità permanente. Nel saggio successivo l’attenzione è volta all’ostica questione della relazione tra maschile e femminile, studiata sia nella sua dimensione profonda che nei suoi risvolti sociali. Senza arrenderci ai clichés correnti ma accettando la sfida posta all’Islam circa il ruolo e la posizione delle donne, abbiamo cercato di fornire una conoscenza delle basi metafisiche e psicologiche della relazione uomo/donna sulla quale, secondo la concezione islamica, si reggono tutte le relazioni sociali. Alla fine della prima parte, cerchiamo di chiarire cos’è lo Sciismo sviluppatosi nella Persia safavide come religione di Stato, al fine di fornire il bagaglio culturale necessario ad un approfondimento teologico e storico. Ciò è indispensabile per capire il ruolo dello Sciismo nell’Islam di oggi e nell’intero Medio Oriente.
La seconda parte entra direttamente nel merito del confronto tra l’Islam tradizionale e il modernismo, a cominciare da uno studio generale sull’Islam nel mondo musulmano contemporaneo e sui differenti rapporti esistenti tra le diverse forze e correnti che lo attraversano: tradizionali, “fondamentaliste” e moderniste. Seguono alcune riflessioni sulla relazione tra gli aspetti intellettuali dell’Islam tradizionale e il pensiero moderno, e sull’impatto che ha la tradizione sulla vita intellettuale dei musulmani d’oggi. A conclusione un capitolo è dedicato a un’istanza centrale nella lotta tra le varie forze intestine dell’Islam: il significato dello “sviluppo” nel contesto dei valori islamici.
La terza parte, la più lunga, è volta allo studio delle tensioni presenti, in diversi contesti culturali, tra l’Islam tradizionale e il modernismo. Ci occupiamo principalmente della formazione culturale, tema capitale in molti paesi islamici e in particolare della filosofia, il cui insegnamento, di importanza cruciale, riflette il conflitto tra modernismo e tradizione. Infine, parliamo di architettura e urbanistica, due discipline strettamente correlate che sono oggetto di uno scontro e di un dibattito appassionato nel mondo islamico, e che hanno un grande impatto religioso e culturale sulla vita dell’intera comunità.
La parte finale di questo libro è dedicata a tre interpreti occidentali eccezionali dal punto di vista del loro contributo agli studi sull’Islam; il primo è un cattolico [Louis Massignon], il secondo un protestante [Henry Corbin] e il terzo un musulmano [Titus Burckhardt]. Questa parte, oltre a cercare di sottolineare il valore dell’opera di questi studiosi, punta a dimostrare che l’Islam tradizionale, contrariamente al modernismo e al “fondamentalismo”, giudica gli studi occidentali in base a criteri oggettivi e non etno-geografici. Infatti, la prospettiva tradizionale, pur rimanendo critica verso le deformazioni contenute negli studi degli orientalisti, non si permette asserzioni offensive solo per il fatto che l’autore preso in considerazione è un occidentale; tanto meno loda, gravata da qualche complesso di inferiorità, uno studio sull’Islam semplicemente perché scritto in una qualsiasi lingua occidentale o perché usa tutto il classico armamentario della ricerca universitaria moderna. Questi saggi sperano di chiarire cosa la ricerca occidentale sull’Islam potrebbe fare per favorirne una migliore comprensione, basata su empatia e affetto, senza che vengano compromessi il rigore della ricerca né (ciò che è ancora più importante) sminuito quanto è dovuto al vero.
Benché il futuro, in una prospettiva islamica, appartenga a Dio e Lui solo ne abbia piena conoscenza, c’è oggi un tale interesse verso l’avvenire del mondo islamico e per le varie proiezioni possibili a partire dall’osservazione delle tendenze attuali, che abbiamo dato spazio anche a questo argomento scottante. L’ultimo saggio, infatti, si occupa delle tendenze attuali nel mondo musulmano e di come queste potranno svilupparsi nell’immediato futuro. Abbiamo scritto tutto questo nella piena consapevolezza che tutto lo scibile umano è incapace di prevedere i precisi momenti e i modi in cui la volontà di Dio si manifesta nella Storia. Bisogna dunque avere l’accortezza di riconoscere che di queste cose Dio è il più sapiente. […] Speriamo che questa raccolta di saggi contribuisca ad una migliore conoscenza in Occidente dell’Islam tradizionale e anche che possa renderne gli insegnamenti più facilmente accessibili a quei musulmani che, per educazione e formazione, li troverebbero troppo ostici se espressi con un linguaggio tradizionale. Ogni passo verso una migliore comprensione dell’Islam e dell’Occidente non può che essere di reciproco giovamento per entrambi i mondi, i cui destini sono intimamente correlati, in modi forse non sempre evidenti ma che abbracciano la vita spirituale, artistica e intellettuale, così come la politica e l’economia, vale a dire tutto quello che costituisce il tessuto stesso della vita interiore e della storia umana che si dipana nel tempo e nello spazio».
Una Nota editoriale su «Cultura tradizionale e anti-tradizione» opportunamente puntualizza, a conclusione del volume ed a mo’ di postfazione, il significato e la collocazione dell’opera di Nasr rispetto alle più appariscenti correnti dell’odierno fondamentalismo islamico, colto nei suoi aspetti anti-tradizionali, e ne registra i limiti di consonanza con le individualità che in Occidente hanno operato nel corso degli ultimi cento anni per una reviviscenza del pensiero tradizionale. Essa va segnalata perché esplicita aspetti forse non immediatamente recepibili dal lettore attraverso la lettura di questo singolo volume e ne favorisce l’inquadramento in un contesto più complesso.
Al di là di qualsiasi valutazione critica, favorevole o sfavorevole, si pone una domanda all’Editore: perché non facilitare l’approccio del lettore ad un’opera non priva di asperità, completandola mediante la modesta fatica richiesta dalla compilazione di un indice dei nomi?

Da Archiviostorico

IL LIBRO – Scritto da uno dei più noti studiosi islamici, questo libro dà una chiave di lettura dell’Islam contemporaneo dal punto di vista tradizionale che merita d’esser meditata da tutti coloro che si interessano alla questione islamica. Il volume, che spazia dalla politica all’urbanistica, dalla pedagogia alla gnosi, offre infatti un inedito angolo visuale secondo il quale il fondamentalismo appare come l’altra faccia del modernismo.

 

DAL TESTO – “La tradizione è […] come un albero le cui radici affondano, attraverso la rivelazione, nella Natura divina da cui proviene la linfa che, nei secoli, ne ha alimentato il tronco e i rami. Nel cuore dell’albero della tradizione abita la religione. La sua linfa è la grazia ovvero la barakah che, originata con la rivelazione, rende possibile la vita dell’albero. La tradizione implica il sacro, l’eterno, la verità immutabile, la saggezza perenne e l’applicazione continua dei principi immutabili alle mutevoli condizioni di spazio e tempo. La vita terrena di una rivelazione può esaurirsi. Anche le civiltà tradizionali infatti decadono ma normalmente questa decadenza, come pure la presenza di scuole di pensiero in contrasto tra loro, resta nell’ambito della tradizione. Ciò che invece è direttamente opposto alla tradizione è la contro-tradizione […] e, naturalmente, il modernismo, senza la cui esistenza non ci sarebbe bisogno del termine tradizione. Se i tradizionalisti insistono su questa opposizione assoluta tra tradizione e modernismo è precisamente perché la vera natura del modernismo crea nel campo della religione e della metafisica un’immagine sfocata all’interno della quale una mezza verità appare come verità e di conseguenza l’integrità della tradizione viene compromessa”.