San Marco Un santo di Stato

San MarcoRenato D’antiga

Nel presente saggio si ricostruisce la figura del santo da un punto di vista storico, agiografico e il culto avuto da Marco ad Alessandria. Poi si prosegue ad analizzare il contesto storico, religioso e politico in cui è nata ad Aquileia e Grado la legenda marciana e le cause che indussero il duca Giustiniano Particiaco a far trafugare il corpo da Alessandria. Segue poi, attraverso i documenti del tempo la storia della traslazione e le origini del culto a Venezia.

In appendice un breve saggio di Camilla Zanuso su
La pala feriale di Paolo Veneziano, un tempo collocata sopra l’altar maggiore della basilica marciana.

Camilla Zanuso, storica dell’arte, ha collaborato col Dipartimento di storia dell’arte (Università di Padova) all’allestimento di alcune mostre, e al progetto “Mantegna”.

Dello stesso autore:

Luci dal Monte Athos, 2004
Guida alla Venezia Bizantina, 2005
Storia e spiritualità del monte Athos, 2007
Venezia, Il Porto dei Santi, 2008
Venezia e l’Islam, santi e infedeli, 2010
Il deserto e l’occidente, 2010
La Venezia nascente, 2012

pala d'oro

Formato: 13,5x21 cm, Pagine: 140 illustrato, ISBN: 9788889466964 Prezzo: € 16,00

Frances Yates e la tradizione ermetica

YatesMarjorie Jones

traduzione di Andrea Damascelli

Chi era Frances Yates, l’autrice de L’Arte della memoria, de L’Illuminismo dei Rosacroce e di Giordano Bruno e la tradizione ermetica?
Un’illustre accademica quasi autodidatta e solitaria che viveva proiettata nel Rinascimento?
Marjorie Jones indaga gli aspetti biografici inediti, la sua malattia creativa, i rapporti con il Warburg Institute, l’interesse per Shakespeare e per la filosofia occulta, e l’amore per i libri. Il ritratto di una donna che resta una delle figure più brillanti e interessanti del Novecento.
Marjorie G. Jones insegna storia al Mercy College ed è socia del Writing Women’s Lives seminar, vive a Philadelphia. Il suo primo libro Francis Yates and the Hermetic Tradition, è stato tradotto in giapponese.

Vincitrice del Premio di scrittura femminile “il Paese delle donne & Donna e poesia” 2015 (saggistica)

Intervista all’autrice Rai educational

Formato: 13,5x21 cm., Pagine: 304, ISBN: 9788889466919 Prezzo: € 25,00

Shintō Alle radici della Tradizione giapponese

shintoshinto

Paolo Balmas

Lo shintoismo si presenta ancora oggi come un fenomeno misterioso, difficile da penetrare e poco trattato anche in ambiente accademico. Shinto – Alle radici della tradizione giapponese, tenta di fare luce su un mondo complesso e affascinante che sembra impossibile da comprendere dall’esterno nella sua pienezza.

 

Contiene il saggio: Il salice di Kyoto di Lorenzo Casadei

Recensione

Formato: 13,5x21 cm, Pagine: 160 illustrate, ISBN: 9788889166812 Prezzo: € 16,00

Il linguaggio muto della natura

linguaggio mutoPercorsi d’arte nella cultura giapponese

Bonsai, muschi, suiseki, shodō, karesansui, e ikebana si incontrano all’Orto botanico di Roma.

Un viaggio nel mondo incantato delle arti tradizionali giapponesi.

 

Aldo Tollini, La natura nel pensiero artistico giapponese

Véronique Brindeau, Il silenzio del muschio

Edoardo Rossi, Il bonsai artistico ed il bonsai naturale

Francesco Merlo, Dal Kaiyū-shiki-teien al moderno karesansui, ascoltando la voce dei giardini

Luciana Queirolo, La forma come ispiratrice di sensazioni

suiseki

Formato: 17 x 24 cm., Pagine: 80 riccamente illustrato a colori, ISBN: 978-88-89466-64-3 Prezzo: € 16,00

Uchida Eizō 内田栄造

Uchida Eizō (1889-1971), in seguito conosciuto come Hyakken 百間 (Cento intermezzi) e Hyakkien 百鬼園 (Cento giardini demoniaci), nasce a Okayama, unico figlio di una famiglia di produttori di sake. Se il rapporto con il padre – uomo autoritario e dal carattere forte – non è semplice, l’affetto che più incide sull’infanzia di Hyakken è la nonna, di cui si trovano numerose tracce nelle produzioni giovanili e in alcuni scritti dell’età matura: tra questi, in particolare, spicca il racconto breve Shūkurīmu シュークリーム (Bignè alla crema, 1908) – incluso anche in una recente antologia di racconti moderni e contemporanei incentrati sugli “spuntini” (oyatsu)– in cui Hyakken ricorda la nonna che esce di casa nottetempo per acquistare il dolce tanto desiderato. Al liceo studia poesia sotto la guida del compositore di haiku Shida Sokin (1875-1946) ed è proprio questi a suggerirgli di inviare a Natsume Sōseki, che all’epoca iniziava a imporsi al pubblico, lo shaseibun 写生文 (“prosa bozzettistica”) Rōbyō (Vecchio gatto, 1908) pubblicato poco prima su una rivista per scrittori in erba. Come si riscontra anche in uno dei numerosi pseudonimi giovanili, Ryūseki 流石 (Meteora), Hyakken dimostra una forte ammirazione nei confronti di Sōseki e una delle sue massime aspirazioni è formarsi sotto l’egida di questi. Lo shaseibun evidentemente sortisce l’effetto sperato e così, parallelamente ai corsi di Letteratura Tedesca presso l’Università di Tokyo, dal 1911 Hyakken entra a far parte del Circolo del Giovedì (Mokuyōkai 木曜会), il ritrovo per intellettuali che Sōseki organizza nella sua residenza situata nel quartiere di Waseda, il Sōseki Sanbō. È qui che fa la conoscenza di vari personaggi essenziali nella sua carriera futura, come il celebre scrittore Akutagawa Ryūnosuke (1892-1927) e gli amici Terada Torahiko e Suzuki Miekichi (1882-1936), ma soprattutto inizia a dimostrare interesse per i gatti: come sottolinea Oka Masao, direttore del Museo “Uchida Hyakken” di Okayama, negli anni che precedono l’incontro con Sōseki Hyakken non ha mai dato prova di essere un amante dei felini, ma il rapporto osmotico con il maestro e il tempo trascorso con il gatto di questi hanno evidentemente mutato i gusti dello scrittore. Come Terada Torahiko e altri membri del Circolo del Giovedì, anche Hyakken inizia ad allevare un gatto in casa. Tuttavia, nel suo caso sarebbe più corretto affermare che l’animale si stabilisce arbitrariamente nell’abitazione dello scrittore: l’incontro con Nora ノラ, il primo dei due felini amati dallo scrittore, avviene per un caso ma mano a mano il loro rapporto si fa tanto profondo che alla morte dell’animale l’artista precipita in uno stato di depressione da cui solo la scrittura riesce a risollevarlo. Frutto di questo momento critico è il componimento Noraya ノラや (Nora!, 1957), che se da un lato rappresenta un’elegia dedicata all’animale scomparso dall’altro contiene un messaggio di affetto nei confronti del suo nuovo gatto, Kurtz クルツ, il cui nome è ispirato al pianista cecoslovacco Vilém Kurtz (1872-1945). In qualità di uno dei principali correttori di bozze di Sōseki, dopo la morte del maestro Hyakken contribuisce alla realizzazione dell’opera omnia curando in particolare l’uniformità del kanazukai, esperienza che in seguito lo porta a pubblicare Natsume Sōseki zenshū kōsei bunpō 夏目漱石全集校正文法 (1917) ovvero “Correggere le bozze dell’opera omnia di Natsume Sōseki”.  Diversi sono i lavori che Hyakken dedica a Sōseki negli anni a seguire, di volta in volta presentandone particolari della vita in chiave comica, come in Sōseki Imō 漱石遺毛 (I peli tagliati Sōseki, 1934), o attraverso la riscrittura, come per Gansaku wagahai wa neko de aru 贋作吾輩は猫である (Il falso “Io sono un gatto”, 1949), parodia del celebre Io sono un gatto in cui il felino torna miracolosamente in vita pronto a un nuovo confronto con il mondo. Il legame con la famiglia Natsume rimane forte nel corso di tutta la carriera, in particolare attraverso l’amicizia con il sesto figlio del maestro, Natsume Shinroku, da cui riceve in dono i dischi e il grammofono di Sōseki, oggetti alla base dell’ispirazione per uno dei suoi capolavori, Sarasāte no ban サラサーテの盤 (Il disco di Sarasate, 1948). Racconto visionario in cui i quattro protagonisti sono trasportati in una dimensione immaginaria ascoltando un disco del violinista spagnolo Pablo de Sarasate (1844-1908), il romanzo scelto dal regista Suzuki Seijun come ispirazione per il film Zigoineruwaizen (Zigeunerweisen, 1980) che apre la sua celebre trilogia. La critica considera quest’opera il picco massimo raggiunto dalla mano di Hyakken, ma come dimostra in Nora! e nella serie di racconti di viaggio Ahō ressha 阿房列車 (Il treno per il Palazzo Epang, 1950-1955), il suo estro non accenna mai a scemare, rivelando invece una propensione sempre maggiore a indagare i misteri di luoghi fantastici e sconosciuti popolati da esseri sovrannaturali.

(scheda di Diego Cucinelli)

Miyazawa Kenji 宮沢賢治

Kenji alla lavagna

Miyazawa Kenji (1896-1933) nasce nella prefettura Iwate, ad Hanamaki nel Tōhoku, una delle aree più fredde e selvaggie di tutto il paese. La società locale prevalentemente agricola e il variegato paesaggio, ricco di cromie che spaziano dal verde intenso delle stagioni calde al bianco brillante delle vallate innevate in inverno, hanno un forte impatto sulla personalità dell’artista che emerge nei suoi numerosi racconti per l’infanzia (dōwa 童話), i cui protagonisti appartengono sovente al mondo animale e vegetale. Gli anni della formazione rappresentano per l’autore l’occasione di espandere i propri orizzonti: il fermento culturale dei grandi centri urbani favorisce la passione e gli studi del giovane Miyazawa nel campo della letteratura straniera, delle scienze naturali e dell’entomologia. Nonostante l’acceso conflitto con il padre che lo vorrebbe a gestire l’attività di famiglia, un banco dei pegni, dopo il conseguimento della laurea in Agraria porta avanti le proprie ricerche sui fertilizzanti presso l’Università di Morioka. Negli stessi anni, legge la traduzione giapponese del Sutra del Loto, esperienza tanto profonda che lo porta a convertirsi al buddhismo di Nichiren. Si appassiona alla musica classica, in particolare all’opera italiana e ai grandi compositori europei. È questo il periodo in cui prende piena forma la sua personalità artistica, che si intravede fin dai primi tanka e nelle letture degli anni dell’adolescenza, che spaziano dai sutra buddhisti alla narrativa russa. Gli studi in campo scientifico si fondono con un immaginario personale coltivato nel tempo attraverso il contatto con forme di espressione artistica appartenenti a contesti culturali diversi e una solida spiritualità radicata nell’animo, quella vocazione che negli anni a seguire lo conduce fino a Tokyo per diffondere gli insegnamenti del Sutra del Loto: tutto ciò emerge dai suoi dōwa, ai quali si dedica in maniera febbrile dal 1921 in parallelo all’attività di monaco itinerante.

Ben poche sono le opere che vedono le stampe mentre è in vita: la raccolta di poesie Haru to shura 春と修羅 (La primavera e gli asura, 1924), l’antologia di fiabe Chūmon no ōi ryōriten 注文の多い料理店 (Un ristorante pieno di richieste, 1924) e qualche altro scritto apparso su delle riviste letterarie. A dispetto di ciò, grazie all’attività di Miyazawa Seiroku (宮沢静六, 1904-2001), il fratello minore, l’opera omnia viene per la prima volta pubblicata tra il 1934 e il 1935 e, continuando a incontrare sempre più il favore dei lettori, si giunge alla storica edizione critica in quattordici volumi edita nella metà degli anni Settanta. A pochi anni dalla morte, avvenuta nel 1933 per tubercolosi, la popolarità di Miyazawa è già grande e soprattutto legata ai dōwa e ai racconti di media lunghezza, quali il celebre Kaze no Matasaburō 風の又三郎 (Matasaburō, il fanciullo del vento, 1934),  la  storia di un adolescente di origine meravigliosa che vive nel Tōhoku. A partire dagli anni Settanta, poi, si assiste a un vero e proprio boom di Miyazawa che si riflette nei lavori di artisti operanti anche in campi diversi da quello della letteratura, come nel caso di Gingatetsudō 999 銀河鉄道999 (Galaxy Express 999), il successo internazionale del disegnatore Matsumoto Reiji (n. 1938) che riprende l’immagine del treno itinerante nello spazio di Gingatetsudō no yoru 銀河鉄道の夜 (Una notte sul treno della Via Lattea, 1934). Nonostante la loro classificazione come “letteratura per l’infanzia” (jidō bungaku 児童文学), le fiabe di Miyazawa sono molto lette anche dagli adulti e oggi sono oggetto di ampio dibattito critico a livello internazionale. Come osserva la critica Muramatsu, è proprio la preponderanza di dōwa nella produzione ad aver portato Miyazawa a ricevere scarsa attenzione da parte degli studiosi della storia letteraria “ufficiale” del suo tempo, concentrati prevalentemente sugli scrittori di romanzi in stile occidentale. L’occhio attento al mondo della natura e l’animo sensibile di questo autore fanno facilmente breccia nel lettore, coinvolgendolo in un insieme di scene brevi e incisive che nascondono una molteplicità di piani di lettura al loro interno.

Terada Torahiko 寺田寅彦

Terada Torahiko (1878-1935) nasce a Tokyo ma si trasferisce ben presto a Kumamoto, nel Kyūshū, città dove avviene la sua formazione scolastica. In particolare, negli anni del liceo è fondamentale l’incontro con Natsume Sōseki che all’epoca insegnava inglese nella scuola di Terada. Da questi eredita l’amore per la letteratura e, forse, per i gatti. A dispetto di tali premesse, tuttavia, Terada sceglie di proseguire gli studi in campo scientifico e compie ricerche in una vasta gamma di settori che spaziano dalla fisica alla geologia e all’oceanografia.

La carriera accademica, piuttosto rapida e costellata di grandi successi, come i riconoscimenti in campo internazionale e l’incontro con Albert Einstein durante una visita ufficiale in Giappone del fisico tedesco, lo porta a ottenere una cattedra all’Università Imperiale di Tokyo. Ebbe in questo ambito un unico rammarico, che lui stesso sottolinea: il fatto di essere arrivato molto vicino a ricevere il Premio Nobel per la Fisica nel 1915 e aver perso tale occasione a causa della lentezza dei servizi postali che non riuscirono a consegnare per tempo i risultati delle sue ricerche all’editore europeo, la rivista Nature.

Gli insegnamenti di Natsume Sōseki hanno comunque un forte impatto, permettendo alla vena artistica di Terada di emergere e trovare espressione in testi in prosa e componimenti in versi pubblicati su importanti riviste letterarie dell’epoca quali Hototogisu. Sōseki stesso è colpito dal talento e dalla peculiare sensibilità dimostrata dall’allievo, al punto che ne fa il modello di un celebre personaggio di Io sono un gatto, (Mizushima Kangetsu: uno dei migliori amici del protagonista del romanzo) senza preoccuparsi troppo di celarne l’immagine. Un dettaglio viene tuttavia palesemente modificato dallo scrittore e riguarda il mondo felino: mentre Kangetsu è dipinto come un grande appassionato di gatti, all’epoca della compilazione del romanzo, il giovane Terada non sembra provare lo stesso interesse nei confronti di questi animali. La fortuna di Terada all’interno della produzione di Sōseki, non termina qui: nel celebre romanzo di formazione Sanshirō 三四郎 (1908), ricompare sotto le spoglie di Nonomiya Sōhachi, lo scienziato cui il giovane protagonista fa visita non appena giunge a Tokyo.

La passione di Terada per i gatti, pur tarda, si dimostra molto profonda: giunto all’età di quarantadue anni, forse per sgominare una famiglia di topi che imperversa nella casa, insieme alla moglie inizia a prendersi cura di due gatti, Mike e Tama. Col passare del tempo, sembra sempre più affascinato dalla coppia di animali e non manca di sottolinearne la bellezza e la personalità nei propri scritti. La loro morte, poi, lo lascia sgomento: il giorno della dipartita di Tama versa fiumi di lacrime, mentre a Mike dedica una poesia:
Sulla tomba di Mike si spargono i petali dei fiori
sulla finestrella ombre di uccelli e passerotti
i passerotti non li starò forse sognando?

(scheda di Diego Cucinelli)

Natsume SōsekiI 夏目漱石

Soseki

Natsume Sōseki (1867-1916), pseudonimo di Natsume Kin’nosuke, (夏目金之助), nasce a Tokyo, ultimo figlio di una famiglia già numerosa, forse troppo per poter sostenere l’educazione del nuovo arrivato. Così viene affidato ai coniugi Shiobara, con i quali cresce fino all’età di nove anni, momento in cui la coppia divorzia: rientrato nella casa dei genitori, è accolto calorosamente dalla madre, ma si vede rifiutato dal padre. Ben presto si manifesta la sua passione per la letteratura, con particolare attenzione alla poesia, lo haiku e ai classici cinesi, interesse che sviluppa negli anni a seguire anche attraverso la profonda amicizia con il poeta Masaoka Shiki: giunto all’università abbraccia lo studio della lingua e della letteratura inglese, specializzandosi in questo campo di studi presso l’Università Imperiale di Tokyo.

Nel 1895 si sposa con Nakanee dopo un primo periodo di alcuni anni in cui insegna inglese prima nello Shikoku e successivamente nel Kyūshū, esperienze di cui si trovano tracce nel celebre romanzo Bocchan 坊ちゃん (Il signorino, 1906). Nel 1900 il Ministero dell’Istruzione lo invia in Inghilterra per approfondire lo studio della lingua: il soggiorno in terra straniera si rivela però più difficoltoso del previsto, tanto da mettere a repentaglio la salute fisica e mentale dell’intellettuale. Al suo ritorno in Giappone, nel 1903, Sōseki torna a dedicarsi all’insegnamento prendendo il posto di Lafcadio Hearn (1850-1904) presso la cattedra di letteratura inglese dell’Università Imperiale di Tokyo e in seguito presso l’Università Meiji. Continuano a essere anni difficili per l’autore, il rapporto con la moglie si rivela burrascoso e il suo equilibrio psicologico è soggetto a continue oscillazioni: è la scrittura a sostenerlo durante questo periodo e il frutto di tale lavoro si condensa nella sua opera prima, Wagahai ha neko de aru 吾輩は猫である (Io sono un gatto, 1905), destinata a diventare uno dei capisaldi del neko bungaku di tutti i tempi. Il gatto descritto nel romanzo, critico giudice dei comportamenti umani, va interpretato come una maschera dell’autore, un mezzo usato da Sōseki per esprimere, in chiave satirica, il proprio punto di vista sulla società giapponese e i suoi repentini mutamenti. In tal senso, a partire dalla questione sull’individualismo, Io sono un gatto anticipa molte delle tematiche che l’autore approfondisce nelle opere della maturità, quali Mon 門 (Il portale, 1910) e Kokoro こゝろ (Il cuore delle cose, 1914).

Sebbene la sua produzione comprenda trattati critici sulla letteratura fin dai primi anni, come nel caso di Bungakuron 文学論 (Trattato sulla letteratura, 1907), è dopo il completamento della seconda trilogia che lo scrittore si concentra maggiormente su riflessioni filosofiche e sull’analisi del proprio vissuto. A partire dal celebre saggio Watashi no kojinshugi 私の個人主義 (Il mio individualismo, 1914), in cui espone la propria visione circa l’individualismo, il rifiuto dell’omologazione e il senso di solitudine che comunque comporta l’allontanamento dal gruppo, i testi composti in questi anni riflettono il disagio psicologico vissuto da Sōseki e il suo istinto a guardarsi indietro come se presagisse l’incombente fine dei suoi giorni. È così che nasce il suo unico testo dalla chiara connotazione autobiografica, Michikusa 道草 (Erbe sulla via, 1915), un romanzo comunque lontano dalle esplicite confessioni proposte dal naturalismo, piuttosto un tentativo di un esame distaccato, privo di pregiudizi e illusioni. L’opera che precede il suo ultimo lavoro rimasto incompiuto, Meian 明暗 (Luce e ombra), è la raccolta di ricordi e riflessioni personali intitolata Garasuto no uchi 硝子戸の中 (Entro la porta a vetri, 1915) pubblicata l’anno prima della sua morte: in queste pagine si trova il riflesso di quella che sovente viene indicata come la filosofia degli ultimi anni riassunta nel principio sokuten kyoshi 則天去私, “seguire il cielo e abbandonare se stessi”, l’esigenza di trascendere le proprie passioni egoistiche per affidarsi a qualcosa di superiore.

(scheda di Diego Cucinelli)

Jean Raspail

Jean Raspail Jean Raspail

Nato a Chemillé-sur-Dême il 5 luglio 1925 è stato un avventuroso esploratore ed un romanziere di successo. Nel 1973 il suo romanzo Il campo dei santi turbò l’opinione pubblica. Con Moi, Antoine de Tounens, roi de Patagonie nel 1981 vinse il Grand Prix du roman de l’Académie française. Molti altri premi seguirono: Prix Prince Pierre de Monaco 1996 con L’anello del pescatore, Prix Chateaubriand 1986 e Prix du Livre Inter 1987 con I nomadi del mare (Qui se souvient des hommes?), il Grand Prix roman del la Ville de Paris 1992 con Sire; il Premio Audiberti, 1999 con Hurrah Zara ! e ancora il Prix littéraire de l’armée de terre – Erwan Bergot 2006 con En canot sur les chemins d’eau du roi, une aventure en Amérique.

L’anello del pescatore narra le vicende dei successori dell’antipapa Pedro de Luna e, in particolare, del suo ultimo erede Benedetto il quale, ormai in miseria, avrebbe incontrato papa Wojtyla e sarebbe poi morto a Roma.

Tra i suoi romanzi più celebri, tradotti in varie lingue, vi sono:

Terres Saintes et Profanes, 1960
Bienvenue Honorables Visiteurs (le Vent des pins), 1970
Le Tam-Tam de Jonathan, 1971
L’Armada de la Dernière Chance, 1972
Il campo dei santi (Le Camp des Saints, 1973), traduzione di Fabrizio Sandrelli, Il Cavallo Alato, Edizioni di Ar, 1998
Le Jeu du Roi, 1976
Septentrion, 1979
Les Antilles, d’île en île, 1980
Moi, Antoine de Tounens, roi de Patagonie, 1981
Les Hussards : histoires exemplaires, 1982
Le Président, 1985)
I nomadi del mare (Qui se souvient des hommes…, 1986), SugarCo, 1987
L’Île bleue, 1988
Pêcheurs de Lune, 1990
Sire, 1990)
Vive Venise, 1992
Sept cavaliers quittèrent la ville au crépuscule par la porte de l’Ouest qui n’était plus gardée, 1993
L’anello del pescatore (L’anneau du pêcheur, 1995), CasadeiLibri, 2009
Hurrah Zara !, 1998
Le Roi au-delà de la mer, 2000
Adiós, Tierra del Fuego, 2001
Le son des tambours sur la neige et autres nouvelles d’ailleurs, 2002
Les Royaumes de Borée, 2003
En canot sur les chemins d’eau du roi, une aventure en Amérique, 2005

La fantasia degli dei e l’avventura umana

Fantasia-degli-deiL’opera più sconvolgente di Alain Daniélou

Appoggiandosi su molteplici testi antichi, gran parte dei quali inediti in Occidente, Alain Daniélou illustra qui compiutamente la storia delle umanità precedenti e la grande avventura della presente umanità … fino all’orlo del precipizio.
Il lettore incontrerà in questo libro una vera e propria sintesi del pensiero di Alain Daniélou sulla tradizione indiana. L’esposizione, di grandissimo respiro e per molti versi unica, riflette la personalità dell’autore e la sua esperienza privilegiata in India.

Formato: 13,5 x 21 cm, Pagine: 296, ISBN: 9786709466569 Prezzo: € 18,00