Recensioni a In Palestina

VERSO I LUOGHI SANTI- Lucia Guidorizzi: Note di lettura sul libro di Renato D’Antiga “In Palestina. Cristiani e Arabi nel primo millennio”

fernirosso28 settembre 2026

Lucia Guidorizzi, Note di lettura, SENTIERI DI CARTESENSIBILI

 gerusalemme (palestina) – muro occidentale presso la cupola della roccia sul monte del tempio

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In un tempo travagliato come il nostro, in cui si ridisegnano i confini e si erigono muri, in cui la divisione e la contrapposizione dominano le coscienze che ormai hanno perduto consapevolezza e capacità di ascolto riguardo a ogni forma di alterità, sia essa politica, culturale, etnica o religiosa, questo libro costituisce un’occasione importantissima per ripensare al passato, risalendo al primo millennio dopo Cristo, momento in cui si andavano radicando le basi di un dialogo interculturale e religioso in Palestina. Conoscere questo territorio, da sempre punto cruciale dell’immaginario devozionale, con tutte le sue stratificazioni e sovrapposizioni simboliche, è necessario per poter comprenderla oggi, alla luce della contemporaneità.
Renato D’Antiga, con il suo libro “In Palestina. Cristiani e Arabi nel primo millennio” CasadeiLibri Editore 2026, ci offre un nuovo sguardo sulla storia di questa terra, scenario degli eventi basilari per la storia del Cristianesimo.
Conducendo la sua ricerca con passione e rigore filologico, ci propone, grazie a questo ultimo lavoro, uno strumento importante per conoscere fenomeni che hanno tuttora ripercussioni sulle vicende attuali.
L’autore, studioso di mistica e di storia delle chiese orientali, è anche un profondo conoscitore della storia del culto dei santi e delle reliquie in ambito veneziano.
In questo lavoro, mette in luce la complessità dei legami interculturali che nei primi secoli si svilupparono tra la Palestina, teatro delle vicende legate alla predicazione, morte e resurrezione di Cristo e quanti avevano aderito al Cristianesimo e che, desiderosi di visitare la Terra Santa, da vari luoghi non esitarono a mettersi in viaggio per raggiungerla, per compiere un atto fondante per la loro fede, creando una dimensione ecumenica di dialogo tra mondi e civiltà. Questa ricerca oltre che a basarsi su molteplici fonti, ci rivela che Il pellegrino diviene colui che cammina in Dio, colui che sceglie di essere straniero al mondo e abbandona la realtà ordinaria per inoltrarsi nel mistero del divino.
Come scrive nella preziosa prefazione al libro Enrico Morini, professore Alma Mater dell’Università di Bologna e Consultore del Dicastero per le Chiese orientali

“L’essere straniero del pellegrino – nella terra oggetto del suo peregrinare – si trasmuta nell’essere straniero al mondo: il suo spaesamento temporaneo diventa così auto-spaesamento rispetto al mondo. Che ciò avvenga in Terra Santa potrebbe anche apparire paradossale, in quanto proprio il luogo in cui Dio si è rivelato induce a rinunciare a quel mondo per cui la salvezza Dio si è rivelato. Si tratta tuttavia, anche in questo caso, di un paradosso apparente perché il pellegrino, rendendo definitiva in Terra Santa quella condizione di spaesamento, espatriazione, che gli è propria (è la greca xeniteia che accomuna il pellegrino al monaco) approda al porto della salvezza, che è la meta definitiva del suo peregrinare.”

Pertanto il flusso di peregrinazioni che ebbe luogo nei primi secoli verso i luoghi santi avvalora la grande potenza attrattiva di un territorio impregnato di sacralità e meta, oltre che di un viaggio fisico soprattutto di un cammino spirituale
I capitoli si articolano in quattro sezioni: “I luoghi santi nei primi secoli,” “I pellegrinaggi del secolo IV”, “Da Eudossia alla distruzione persiana” e “La conquista islamica dei luoghi santi”.
In conclusione, troviamo l’interessante saggio di Nicolò Mazzuccato “L’alba dell’Islam e l’ombra di Bisanzio: l’arte tardoantica nella Grande Siria ommayyade”, accompagnato da alcune tavole iconografiche che offrono opportuni approfondimenti che arricchiscono la documentazione. Questa parte considera il periodo dell’islamizzazione della Terrasanta, caratterizzato dalla presenza araba ommayyade e dalle sue espressioni artistiche. Tutto ciò permette di mettere in luce il processo di contaminazione religiosa e iconografica che avviene tra Cristianesimo ed Islam.
Il libro illumina un aspetto cruciale dei pellegrinaggi in Terra Santa, ovvero di quanto questo luogo, dove nasce il Cristianesimo e da dove parte l’operato apostolico diffondendosi nel mondo, esercitasse un’attrazione irresistibile su individui appartenenti a tutte le classi sociali, sia laici che religiosi. Questo aspetto offre un invito alla riflessione sotto una particolare prospettiva ermeneutica: visitare i luoghi santi, oggetto di un intenso movimento di pellegrinaggi a scopo devozionale, è un autentico percorso conoscitivo. Si tratta di veri e propri viaggi di formazione compiuti dal pellegrino cristiano che, spinto da una sete ardente, agogna di entrare in contatto diretto con le reliquie e i siti che segnano gli esordi del Cristianesimo.

“In una sua lettera indirizzata a Marcella, san Girolamo la invita, a nome di Paola e di sua figlia Eustochio, già in Terra Santa, a raggiungerlo nel suo eremo di Betlemme e definisce Gerusalemme “l’Atene cristiana”. Egli riporta inoltre, con generica vaghezza, la notizia che già dopo la morte e la Resurrezione di Cristo, i luoghi più rilevanti dove si erano svolte le vicende evangeliche erano oggetto di pellegrinaggio da parte di devoti cristiani e di numerosi membri del clero, oltre che da santi e martiri. Egli sottolinea con enfasi che tali pellegrini erano convinti in questo modo di adempiere un dovere religioso per accrescere la propria fede e la propria pietà. Tale affermazione di Girolamo, attento a questi aspetti della vita cristiana, suscita il quesito sull’origine di questi pellegrinaggi in Terra Santa, facendo supporre che essi fossero iniziati subito dopo l’Ascensione di Cristo e la Pentecoste come conseguenza della predicazione apostolica.”

Oltre a monaci e anacoreti tra cui San Girolamo, la Terra Santa è meta anche di numerose donne che segnano la storia del Cristianesimo come Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino e scopritrice delle reliquie della vera Croce, Santa Maria Egiziaca, monaca ed eremita egiziana, Egeria, pellegrina proveniente dal nord della Spagna che scrisse un interessantissimo diario di viaggio “Peregrinatio ad Loca Sancta”, l’imperatrice Elia Eudossia che compì ben due viaggi in Terrasanta, Santa Melania, nobile romana, pioniera del monachesimo femminile e nonna di Santa Melania la Giovane, anch’essa pellegrina che decise di stabilirsi a Gerusalemme. Queste peregrinazioni tutte al femminile pongono in risalto l’importanza che aveva il culto delle reliquie e la visita dei luoghi topici ricordati nella Bibbia in particolare da parte delle donne.

“Tra i numerosi penitenti che continuavano interrottamente ad affluire in Palestina, la pellegrina più illustre di questo periodo è la singolare figura dell’imperatrice Eudossia, la quale con le sue elargizioni contribuì ad abbellire i luoghi santi”

In seguito, prima con la catastrofe della guerra persiana e poi con l’avvento dell’Islam, si creerà una sovrapposizione simbolica che renderà questi luoghi ancora più ricchi e densi di pregnanza, a testimonianza di come gli eventi storici creino un ricco palinsesto simbolico e iconografico in questa terra. Non dimentichiamo che all’inizio del suo affermarsi la religione musulmana viene percepita come un’eresia cristiana in cui sono presenti elementi del nestorianesimo.
Conoscere lo scenario complesso storico e culturale del primo millennio offre la possibilità di comprendere la stratificazione che è il tessuto stesso del territorio palestinese, attraverso le fonti che testimoniano come questi pellegrinaggi fossero un modo per porre in comunicazione mondi, uomini e civiltà in un dialogo inter culturale e religioso. In questo modo il pellegrinaggio “ad loca sancta” si configura come possibilità autentica di rinnovamento spirituale: una grande sfida per superare le contraddizioni e i conflitti che travagliano ancor oggi il nostro tempo.

Lucia Guidorizzi

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NOTA SULL’AUTORE

Renato D’Antiga si è occupato di mistica e di storia delle Chiese orientali, di agiografia veneziana studiando le reliquie e i culti dei santi conservati nelle chiese lagunari. Ultimamente si è interessato di alcune figure del monachesimo occidentale.
Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo

“Gregorio Palamas. Difesa dei santi esicasti” (1989)
“Gregorio Palamas e l’esicasmo” (1992)
“Simeone il nuovo teologo. La visione della luce” (1992)
“L’icona nella Chiesa Ortodossa” (1994)
“L’esicasmo russo. Introduzione alla spiritualità degli slavi orientali” (1996)
“I Padri della Filocalia” (2022)
“La ricerca dell’eterno” “(2024)

Per Casadeilibri:

“Luci dal monte Athos. Da un pellegrinaggio alla santa montagna” (2004)
“Guida alla Venezia bizantina. Santi, reliquie e icone” (2006)
“Storia e spiritualità del Monte Athos” (2007)
“Venezia, il porto dei santi” (2008)
Il deserto e l’Occidente” (2010)
Venezia e l’Islam Santi e infedeli” (2010)
La Venezia nascente. Santi, religione, potere” (2012)
San Marco, un santo di Stato “(2014)