La via del Labirinto
Carta - n. 15 anno 2005
"A spasso nel novecento con Daniélou"
Recensione di Umberto Zona
“Sono un frondista per natura, tendo sempre a oppormi all'ideologia dominante […], ma non sono un profeta e d'altra parte la mia barba si rifiuta di crescere”.
È quanto Alain Daniélou dice di sé nella sua autobiografia, “La via del Labirinto”, fin qui inedita in Italia e ora pubblicata, in una edizione accurata, dalla neonata CasadeiLibri. Leggendola, vi ritroverete alle prese con un avvincente e coltissimo on the road lungo le rotte del Novecento. Daniélou fu ballerino nella Parigi degli anni 'trenta, frequentatore delle avanguardie artistiche e letterarie europee e viaggiatore instancabile. Il suo nomadismo riflette il suo straordinario eclettismo. Fu musicista, pittore, scrittore e studioso delle arti e delle filosofie orientali. In particolare dell'induismo, cui si convertirà nel corso del suo soggiorno in India, trascorso prima alla scuola di Tagore e poi come ricercatore all'università di Benares. Eccellente etnomusicologo, si deve a lui una monumentale raccolta, realizzata per l'Unesco, di musiche popolari della tradizione orientale, africana ed extraeuropea. Ma chi si aspetta le memorie di un accademico rimarrà spiazzato dal fiume di avventure e annotazioni personali, politiche e di costume, riportate con un irresistibile sense of humor. Tra una galleria di ritratti politically incorrect di molti tra i protagonisti del secolo scorso, lo inseguirete tra salotti hollywoodiani e postriboli asiatici, storditi da quella gioia di vivere che in Daniélou, tiene insieme il sacro e il profano e pare annunciare la venuta di quel Dionisio vittorioso pronto a “trasformare il mondo in una vacanza”.