Hagiwara Sakutarō 萩原朔太郎

Hagiwara Sakutarō (1886-1942) è originario della prefettura di Gunma, nel centro dell’isola principale dell’arcipelago giapponese. Fin da piccolo di salute cagionevole e animo sensibile, cresce cullato dall’amore di una famiglia benestante e sempre attenta alle sue necessità. Da subito dimostra interesse per l’arte, in particolare per la letteratura e la musica, e una volta al liceo Sakutarō si dedica al tanka (poesia breve), forma poetica che caratterizza i primi dieci anni della sua attività letteraria, ispirato soprattutto dalla vena romantica dei componimenti di Yosano Akiko (1878-1942), artista che reinterpreta la poesia classica di epoca Nara attraverso una sensibilità squisitamente femminile e moderna. Tale percorso, tuttavia, non si prospetta affatto semplice e degli ostacoli iniziano ben presto a presentarsi, a cominciare dal rapporto conflittuale col padre che non apprezza la sua ambizione a divenire un letterato. Il genitore lo vorrebbe a proseguire gli studi universitari, ma Sakutarō se ne allontana per inseguire il proprio sogno. Si sente intrappolato in un mondo di convenzioni da cui anela a liberarsi e il suo desiderio di fuga dalla realtà lo spinge verso la “modernità” proposta dall’Occidente, ai suoi occhi mondo culturale denso di misteri e dimensioni da esplorare. Il debutto letterario avviene nel 1913 sulla rivista Zamboa (Pomelo) diretta da un altro celebre poeta, Kitahara Hakushu (1885-1942), che per Sakutarō diviene una figura di riferimento sia sul piano professionale sia su quello degli affetti personali. Trovando mano a mano consensi nel mondo degli intellettuali, nel 1917 pubblica la prima raccolta di poemi Tsuki in hoeru 月に吠える (Abbaiare alla luna), suscitando clamore nell’ambiente letterario per l’originalità dello stile e delle tematiche affrontate. A seguire questo “primo periodo” se ne inaugura un secondo che si protrae fino alla pubblicazione della raccolta  Aoneko 青猫 (Gatto blu, 1923), in cui si inizia a delineare l’interesse per i felini che connota un consistente numero di produzioni successive. Nel frattempo Sakutarō si sposa e diventa padre di due bambine, ma la stabilità famigliare sembra destinata a durare ben poco: a distanza di alcuni anni dal trasferimento a Tokyo, i coniugi si separano nel 1929. Molto amico di vari nomi illustri del panorama letterario giapponese, quali Akutagawa Ryūnosuke e Murō Saisei, Sakutarō è uno dei poeti del gruppo di Shiki (Le quattro stagioni), una rivista mensile inaugurata nel 1934 e che – senza evidenti legami con alcuna particolare tendenza letteraria – mira a un classicismo indigeno saggiamente temperato da sentimenti e intellettualità tutti moderni, fondendo lo spirito della poesia europea con quello della lirica classica giapponese. Se finora la sua ricerca intellettuale lo ha portato a intrecciare pensiero buddhista e filosofia nietzschiana all’interno di poemi a verso libero, nell’ultimo segmento dell’attività letteraria Sakutarō effettua un percorso di riscoperta della poesia classica giapponese, esperienza che si condensa nell’ultima delle sue principali collezioni, Hyōtō 氷島 (L’isola di ghiaccio, 1934), dove ritorna a una struttura più tradizionale e un contesto realistico.

Fabian

FABIAN, nata a Montecchio Emilia nel 1965, fa carriera come fotografa nel settore della moda collaborando con testate come Vougue, Glamour, Anna, Grazia, Io donna, Elle France, Max France e realizzando importanti campagne pubblicitarie con noti professionisti fra i quali Oliviero Toscani, Jean Baptiste Mondino e Franck Horbat. Partecipa a numerose mostre in tutto il mondo e alcune sue foto sono esposte al Museo d’Arte contemporanea di Rio de Janeiro.

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