
Dal sito Lettera 22
Martedi' 17 Aprile 2007
Poche e spesso superficiali sono le notizie che arrivano dall'Est anche se, oggi come non mai, i nostri occhi sono puntati verso l'Oriente più lontano da cui, seguendo il corso del sole, arrivano mode, prodotti culturali, cibi e persone capaci di suscitare la curiosità anche in coloro che, di “cose orientali”, sono completamente a digiuno. All'incontro e allo scambio tra Occidente e Oriente l'editrice Casadei Libri di Padova dedica un'intera collana dal nome evocativo di “Porte d'Oriente”. Complice la personale passione dell'editore, un occhio di riguardo è riservato al Giappone, cui sono dedicati due titoli che meritano attenzione. L'ultimo arrivato nelle librerie è “San Sen So Moku – Il giardino giapponese nella tradizione e nel mondo contemporaneo”, un saggio a quattro mani ricco e articolato su un argomento poco conosciuto in Italia, ma a cui paesaggisti e architetti di casa nostra hanno sempre guardato con attenzione. Gli autori sono Sachimine Masui, paesaggista giapponese romano d'adozione, e Beatrice Testini, architetto con la passione per le discipline orientali ed esperta di composizione dei giardini. Il titolo, letteralmente “montagne, fiumi, erbe e alberi”, è un'espressione usata per indicare la Natura con la n maiuscola o l'Universo che i giardini giapponesi riflettono. Oltre alla storia e all'illustrazione delle diverse tipologie della composizione dei giardini, il libro è arricchito da traduzioni inedite di scritti di maestri dal XIV secolo a oggi. L'ultima sezione è dedicata al rapporto tra il giardino ed altre arti tradizionali giapponesi: la cerimonia del tè, la calligrafia, la poesia e la via dei samurai. In appendice due saggi: il primo, di Giangiorgio Pasqualotto, svela i significati nascosti dell'arte del suiseki, letteralmente “colitivazione delle pietre”, la pratica apparentemente bizzarra della disposizione delle pietre su un vassoio («chi mai si è sognato, nelle Terre del tramonto, di mettersi a “coltivare pietre?”»). Il secondo, di Lorenzo Casadei, traccia un'interessante analogia tra l'architettura del giardino e il go, antico gioco di strategia in cui gli sfidanti dispongono le loro pietre su una tavola quadrata cercando di creare spazi vuoti, inaccessibili all'avversario, per lasciar “respirare” le proprie pietre. Esattamente come chi dispone le pietre in un giardino, iniziando dalla collocazione della pietra principale che determinerà il posizionamento delle altre e seguendo poi un percorso non determinabile a priori, così il giocatore di go procede senza seguire un disegno predefinito, adattando le proprie mosse alle situazioni che via via si determinano nel corso del gioco.
All'arte per eccellenza, la calligrafia, è invece dedicato il volume: “Shodo. Lo stile libero”, del maestro Norio Nagayama, altro giapponese trapiantato in Italia, con una sezione a cura di Bruno Riva dedicata agli sviluppi della calligrafia contemporanea e alle influenze che l'arte estremorientale ha avuto su quella occidentale del dopoguerra (basti pensare che le dimostrazioni pubbliche in cui i maestri calligrafi creano opere di grandi dimensioni sono una pratica in uso fin dall'antichità, molto prima che in Occidente si approdasse all'action painting e all'happening).
Ma l'attenzione di Casadei per il sol levante non si esaurisce nei titoli della collana “Porte d'Oriente”: il Giappone è infatti protagonista anche in un'altra collana, “Porta dei sogni”, dedicata ai ragazzi, con una serie illustrata sui mostri della tradizione giapponese curata da Marcella Mariotti e Toshio Miyake, autori di saggi brevi e molto curati in appendice.
Recensione da trimestrale di buddhismo per la pratica e per il dialogo "Dharma" ( pag.1, pag.2, pag.3, pag.4, pag.5, pag.6, pag.7, pag.8)