e NameIl Padova del 25/03/2007
"Il cricket contro le frontiere" di Davide Bacca
In molti hanno evocato riti voodoo. Altri, più prosaicamente, hanno tirato in ballo commistioni mafiose con il mondo delle scommesse. Fatto sta che i Mondiali di Cricket, le cui partite sono in corso lungo i Caraibi fino al 28 aprile, stanno vivendo un vero e proprio giallo. Domenica scorsa l'inglese Bob Woolmer, coach dellaNazionale pakistana, è stato trovato ucciso nella sua stanza d'albergo. Poco dopo, anche l'ex presidente della federazione irlandese, Robert Kerr, è stato trovato morto nel suo hotel giamaicano.
Ombre scure che si addensano su uno sport che ha nel suo dna la capacità di essere griglia interpretativa per alcuni passaggi cruciali della storia degli ultimi due secoli. Così almeno la pensava Cyril Lionel Robert James, che nel suo libro Giochi senza frontiere. Del Cricket o dell'arte della politica (da poco tradotto in italiano dalla padovana Casadeilibri) mette insieme una superba testimonianza autobiografica e un vero e proprio saggio sulla storia e la filosofia del cricket. James, nato a Trinidad nel 1901 e morto a Londra nel 1989, è una delle figure di riferimento della cultura caraibica postcoloniale (da ricordare il suo saggio I giacobini neri. La prima rivolta contro l'uomo bianco che negli anni '70 - periodo in cui James militò nelle Pantere Nere - ebbe una discreta fortuna anche in Italia).
Giornalista, storico, scrittore, le sue analisi hanno attraversato criticamente il marxismo, ricavandone interpretazioni originali. "Nelle mie riflessioni - scrive per esempio James - ero sempre più cosciente dell'esistenza di vasti ambiti che la prospettiva storica e politica a cui aderivo non riuscivano a coprire". Dopo aver soggiornato per 15 anni negli Stati Uniti, dove fu vittima del maccartismo, il ritorno a Trinidad coincide con il riaffiorare della sua passione per il cricket e le tematiche coloniali. Un contrasto, a prima vista. Com'è possibile che un "nazionalista nero", definisca se stesso attraverso una tradizione europea e britannica come quella del cricket? La risposta è nelle dense pagine di Giochi senza frontiere, pubblicato nel 1963. Nello stesso tempo saggio sul colonialismo, biografia intellettuale e "il libro più bello che sia mai stato scritto sul cricket". Il fatto è, spiega James, che il cricket è uno sport popolare, rurale, pre-moderno. Spazi e tempi di gioco sono indefiniti, regole e leggi sono parte integrante della partita. La sua nascita "si deve ai piccoli proprietari terrieri, ai guardiacaccia, agli stagnini, ai fabbri, ai minatori del carbone di Nottingham, ai braccianti agricoli dello Yorkshire". Il gioco "sa abbattere le frontiere" perchè riesce a risolvere, sul campo, l'eterno problema del rapporto uno-altri, tra l'individuo e la società: il cricket inculca valori, come il fair play e la lealtà, che appartengono al processo di civilizzazione.James va anche oltre: "A mio giudizio il cricket contiene elementi genuinamente artistici" tanto che "si può affermare che esso comprenda la maggior parte degli elementi artistici che possono essere rinvenuti negli altri sport". L'edizione italiana (300 pp., 18 euro) comprende infine una bella introduzione di Umberto Zona e un'apparato critico per entrare nei complessi meandri di questo sport.