Il Corpo eretico

Il Riformista del 9/08/2008

"Il corpo eretico in Giappone"

Recensione di Anna Mazzone

Non possiamo non pensare a Nietzche e ad Heidegger, al loro senso di “abitare poeticamente il mondo” mentre scorrono le immagini del dvd di Maria Pia D'Orazi allegato a “Il Corpo eretico”, omaggio alle opere e all'anarchia rivoluzionaria (o forse sarebbe meglio dire ri-evoluzionaria) del grande maestro della danza But, Tatsumi Hijikata, fonte di ispirazione di tutta l'avanguardia del teatro giapponese. “Il Corpo eretico” coniuga insieme parole e immagini documentaristiche che ricostruiscono il progetto artistico di Hijikata e lo attualizzano, in un'epoca che ha fatto del corpo la sua ossessione, nel bene e nel male. Proprio su questi termini, all'alternanza della luce e dell'ombra, sulle viscere oscure della terra sulle quali poggiano saldamente i piedi e sulla punta dlla testa, attraverso la quale siamo collegati direttamente al cielo, gioca l'intera ricerca dell'Ankoku But, la danza delle tenebre della quale Hijikata è stato indiscusso imperatore. La eco delle danze sufi alla quali ci ha assuefatto Gurdjieff si incarnano con lui nella più pura tradizione giapponese e la superano, per narrare in maniera sofferta la condizione del corpo nella società dei consumi e della cultura globale.

Il senso originale della danza But è movimento, inteso come vita, è qualcosa che emerge dal profondo. Una vera e propria ricerca spirituale che si materializza nella carne in movimento e che non ha bisogno di parole, ma vive di gesti, di spostamenti aerobici, di volti che si aprono e si chiudono a seconda di quello che vedono vivono. Per Hijikata, la danza But? “È un cadavere che si alza in piedi con un disperato desiderio di vita”, è la morte che viene sconfitta dalla resurrezione di Cristo che si fa uomo e incarna lo spirito più puro dell'intero universo, mettendo al centro la fisicità, quel corpo martoriato e avvolto dal senso del peccato, opprimente come un sudario, che la nostra società vive essenzialmente come uno strumento inferiore, ma non come Verità. Ecco perché “eretico”, perché è pura eresia quella espressa dalla danza anarchica di Hijikata e dalle movenze che tratteggiano sul palcoscenico un corpo totale, un'anima radicata nella carne, appunto, come un vero e proprio Cristo risorto.
L'esperienza è un fenomeno corporeo e Maria Pia D'Orazi la racconta come una giornalista attenta e come una danzatrice di tutta una vita. Con rigore e poesia, attraverso le pieghe sottili che ci traghettano dalla morte alla vita e viceversa, seguendo il principio dell'alchimia – come in alto così in basso e viceversa sia – ci si muove nel saggio “danzante” arricchito dalle splendide fotografie di Emilio D'Itri e Massimo Finzi, che fissano il movimento nello spazio, liberandolo e dilatandolo nel tempo e, dunque rendendolo profondamente e autenticamente eterno. Le immagini dei corpi nudi danzanti colpiscono gli occhi come icone sacre, davanti alle quali si prova un impulso irrefrenabile a inginocchiarsi, a pregare persino. È questa l'incredibile magia del But? che la D'Orazi riesce sapientemente ad afferrare e a trasmettere anche ai profani agli atei di questa incredibile rappresentazione ed esperienza artistica.

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