Ikonomachia
Graphicus n. 1029, luglio 2006
"Ikono che?.... Ikonomachia!"
Recensione di Alexia Rizzi
Se si trattasse di cucina diremmo fusoion, se fosse cinema diremmonocumentary, se fosse arte la chiameremmo avanguardia, se parlassimo di scienza diremmo ricerca; invece è narrazione visuale e allora diciamo “Ikonomachia”, un oggetto multimodale che sotto la regia di Roberto “steve” Gobesso prende la forma del libro.
Segni, sogni, simboli domati, che sembrano costretti a stare dentroun contenitore di due taglie in meno e per questo ancora più esplosivi. Dopo la prefazione, che ci porta sui binari paralleli della progettazione grafica e della tipografia.
Il lettore-osservatore-esploratore è immediatamente catapultato nel vivo di una narrazione brillante, fatta di sovrastampe e trasparenze, effetti speciali e aforismi, testi che sconfinano in ipertesti, immagini che rompono gli argini del trilaterale, icone e apoftegmi tra cronaca e sogno. Ikonomachia è immagine che – citando un noto spot – fa l'amore (o a pugni) con gli stili tipografici, in un caos apparente di esuberanza comunicativa che rivela però, ai più attenti, una mappa investigativa assolutamente lucida e ragionata, come nella migliore fiction. In fondo ogni elemento è al posto giusto e alla pagina giusta: vi sembra un rompicapo? Bene. Gli indizi per risolverlo ci sono: basta avere una visione a 370 gradi – come dice Alessandro Bergonzoni nella postfazione –, lasciarsi precipitare a testa in giù nella vicenda e soprattutto…. Attenzione ai falsi!