Vite di Caravaggio
Da "Gentleman" del mese di maggio 2010
"La leggenda del Maestro" di Nanni Delbecchi
La vita di caravaggio raccontata in tutte le sue sfacettature da vari punti di vista. Per conoscere che cosa dicevano di lui i primi biografi, magari prima di entrare alla mostra che Roma gli dedica. E per riposarsi, un indirizzo d'eccezione nella capitale.
Caravaggio val bene una coda come quella che inevitabilmente attende i visitatori della straordinaria mostra in corso alle Scuderie del Quirinale (fino al 13 giugno). In occasione del quatro centenario della morte dell'artista. Senza contare che anche in una coda ci può essere parecchio da imparare, soprattutto se si ha tra le mani il libro giusto; un classico come il Caravaggio di Roberto Longhi (Ed Riuniti, 245 pagg., 18 euro), oppure il recentissimo Vite di Caravaggio (CasadeiLibri, 189 pagg. 16 euro).
Titolo azzeccato, perché Michelangelo Merisi di vite ne ebbe davvero più di una e questo volume raccoglie quelle che i prini biografi che si occuparono di lui, sulle quali è fondata tutta la storiografia successiva. Conoscenti personali, nemici dichiarati e storiografi di professione tracciano, più o meno in buona fede, il ritratto di un artista rivoluzionario, ma soprattutto di un eroe romantico ante litteram.
Genio ribelle, inquieto, libidinoso e irriverente fino al sacrilegio, Caravaggio era l'esatto opposto del rivale che incarnò lo spirito della Controriforma, Guido Reni. Non ebbe quella che si dice una buona stampa, come tutto quelli che arrivano troppo in anticipo sui loro tempi. Nè pittore dal pittore "dilettante" Giovanni Baglione, né dall'erudito Giovan Pietro Bellori che, dopo avere indugiato sul processo per omicidio che gli segnò la vita, bocciò sia l'uomo che il pittore, per la sua avversione a ritrarre il naturale: "pare che senz'arte emulasse l'arte". Sarà il messinese Franco Susinno a ricostruirne gli anni della fuga a Malta e in Sicilia prima della misteriosa morte, indagata anche da Camilleri in Il colore del sole (Mondadori, 122 pagine, 9 euro) e avvenuta nel luglio del 1610 sulla spiaggia di Porto Ercole. "Senza aiuto humano tra pochi giorni morì malamente, come appunto male havea vissuto" dice ancora il Bellori. La storia si conclude qui ma un'altra vita di Caravaggio era appena cominciata: quella della sua leggenda.