L'Anello del Pescatore

Da "Libero" del 5/2/2010

I misteri vaticani prima di Dan Brown

Recensione di Simone Paglia

"Noi siamo stati perseguitati, una volta, ma per motivi che non avevano nulla a che fare né con la morale né con la legge. Questo accadeva molto tempo fa. Oggi siamo dimenticati." Chi è il ramingo che pronuncia queste parole, vaga tra la Provenza e Aveyron e risponde al nome di Benedetto? Questua come un pellegrino ma assiste alla santa messa di nascosto, indossando abiti logori e portando uno zaino contenente l'insegna del Santo Padre?
Ne L'anello del pescatore , Appena pubblicato da CasadeiLibri pp. 322, euro 16) Jean Raspail racconta le ultime vicende di "alcuni uomini di fede che si trasmettono una fiaccola, una fiamma fragile e vacillante accesa seicentoquindici anni fa (siamo nel 1994 ndr)".
Ne esce un romanzo di avventura che si legge di un fiato, ma soprattutto un racconto mistico sull'epilogo dell'Europa.
Il nome di Raspail in Italia non suona familiare. Qualche anno fa il Cavallo alato edizione di Ar ha mandato in stampa il racconto profetico Il Campo dei santi. Al cuore del libro, l'invasione di immigrati che si abbatte sull'Europa con l'avvallo delle sue classi dirigenti, delle associazioni missionarie e caritatevoli. A fronteggiare lo sbarco solo una fronda di resistenti, destinata a subire l'aggressione dell'esercito.
Si capisce bene come Raspail, classe 1925, non cavalchi l'onda del buonismo. Eppure in Francia non è uno sconosciuto. Pubblicato da importanti editori come Albin Micheal, nel 2000 viene candidato all'Accademia francecse per sostituirvi Jean Guitton e tre anni dopo riceve il prestigioso "Grand Prix du Roman dell'Académie française" (assengnato in precedenza a Milan Kundera, Margarite Youcenar, Julien Green, Romain Rolland). Per Micheal Déon, decano delle lettere d'Oltrealpe, la sua opera è "un omaggio a tutti i popoli morti due volte: spazzati via dal fragore della storia e sepolti nella memoria degli uomini". In un intervista a Le Figaro, Raspail si dice monarchico e viaggiatore, confessa come alla scrittura sia arrivato tardi, "solo dopo aver solcato il mondo dalle Americhe al Congo, da Macao al Giappone".
Una fiaccola accesa 615 anni fa, si diceva. Tanti sono trascorsi dal Concilio di Costanza, l'atto conclusivo dello Scisma d'Occidente, che prostrava la Chiesa nello scontro tra papi e antipapi, tra Roma e Avignone. Solo con la deposizione dell'ultimo antipapa, Benedetto XIII, la parentesi di questi tempi bui si chiude. Eppure, tra le mura vaticane, nel 1994, e quindi ben prima degli intrighi immaginati da Dan Brown, c'è chi se ne occupa ancora con apprensione.
A ottenebrare la mente degli europei di L'anello del pescatore, non sarà l'immigrazione, come nel Il Campo dei santi, ma la società dei consumi.Per il ramingo Benedetto "Tutto ciò che vedeva intorno a sé lo respingeva, lo cancellava, gli toglieva ogni sensazione di esistere. Trova solamente capannoni e magazzini, parcheggi coperti di vetture che circondavano immensi negozi da cui non spuntava alcun campanile. Ne fu quasi soddisfatto. Come avrebbe potuto farsi sentire il richiamo di una campana in mezzo a questo rumore che non cessava mai? Almeno ...si risparmia alla voce di Dio di perdersi nell'indifferenza..."

Eppure il vescovo che si mette preoccupato sulle sue tracce ne riconosce la forza spirituale. "Benedetto assomiglia a una fine che sia stata anticipata. Tutto ciò ha profondamente commosso il Santo Padre. Ai suoi intimi ha detto che verrà un giorno in cui l'insegnamento della Chiesa sarà unanimemente rigettato perché divenuto inapplicabile agli occhi della morale ammessa e della religione del progresso. ... un concilio lo imporrà alla luce di una nuova lettura del Vangelo, e che al papa non resterà che abbandonare Roma e scomparire, come Benedetto." Quale legame unisce il Papa al pellegrino di Provenza, uomini che sembrava "non avessero altra funzione sulla terra che quella di durare. Durare e trasmettere, durare per trasmettere."
E chi è Benedetto, custode dell'Anello del pescatore?

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