Il Giro del mondo nel 1936
Da Il Corriere della Sera del 15 marzo 2009
Memorie - Il breviario di Alain Daniélou, il grande orientalista che studiò in America ma amava l'India e lo yoga.
Viaggio intorno al mondo per «colpa» di un dietologo Itinerario In roulotte, tra montagne sacre, templi d' oro, fachiri, un maharajah musicista, scimmie e brahmani.
Recensione di Armando Torno
Alain Daniélou (1907-1994), uno dei grandi orientalisti del secolo scorso, era di salute cagionevole ma sin da ragazzo si fece una solida cultura diventando, tra l' altro, un formidabile esperto di musica e pittura. Fratello minore del celebre Jean, cardinale e sommo conoscitore del primo cristianesimo, Alain compì gli studi universitari in America, dove lavorò anche come pianista nelle sale dei film muti. Si stabilì per un quindicennio in India: fu iniziato all' induismo, partecipò alla lotta per l' indipendenza, insegnò all' università di Benares, frequentò Tagore e diresse la biblioteca di manoscritti sanscriti a Madras. Di Alain Daniélou esce Il giro del mondo nel 1936 (CasadeiLibri, pp. 156, 30), un breviario per chi non insegue mode e ama suggestioni perdute, soprattutto dedicato a coloro che guardano il sapere come un viaggio senza fine e credono che la conoscenza si formi attraverso l' eterna odissea del nostro spirito. Un libro che assomiglia a un album: non mancano i disegni dello stesso Alain e le istantanee dello svizzero Raymond Burnier, compagno in questa avventura e pioniere delle mostre fotografiche al Metropolitan Museum. All' origine del viaggio c' è l' invito di Gayelord Hauser, un dietologo amico di Greta Garbo conosciuto in Transilvania nei castelli di Anton Sztaraï, che viveva a Hollywood. È un' avventura dai ritmi pacati; i due cercano luoghi sconosciuti ma, soprattutto, se stessi. Alain che pratica lo yoga e ha sete di filosofie indiane e di cosmologie, corre per i deserti e le città d' America non disdegnando di sostare al Bali di Hollywood, dove Bruz Fletcher canta strofe sovente interrotte dalla polizia. Raymond restituisce nelle sue foto, tra lacerti di un mondo che fu, un Giappone pio, solenne, eroico. La Cina è vista «di corsa», forse perché è esistenzialmente contagiosa: il direttore dell' albergo «vive a Pechino da trentacinque anni senza esserne mai uscito» e chi si ferma qui «non riesce più ad andarsene». Infine c' è l' India misteriosa, dove i due visitano la Società Teosofica o vedono la Casa delle vedove. Se ne vanno in roulotte, tra montagne sacre, templi d' oro, fachiri, un maharajah musicista, scimmie e brahmani. Correndo e meditando, lasciano appunti e foto. Che vale la pena conoscere.